IL PELLET NON È LA SOLUZIONE 

Negli ultimi anni tantissime famiglie disperate dalle bollette del metano hanno cominciato a guardarsi attorno per trovare una soluzione.

Ti ricordo che il metano negli ultimi 20 anni è aumentato quasi del 120% passando dalle 834 lire a metro cubo del 1998 (attuali 40 centesimi) per arrivare a quasi 90 centesimi di EURO attuali.

Chiaramente continuare a utilizzare il metano per tantissime abitazioni era diventato insostenibile e le alternative economicamente percorribili erano poche.

Ci sono poi da considerare le zone più disagiate non metanizzate che di fronte al fatto di essere spennate dal gpl e gasolio si sono buttate a capofitto su soluzioni a biomassa (legna e pellet).

La soluzione più immediata per molti è stata quella di montare una stufa a pellet in sala, o in alcuni casi installare una caldaia a pellet idronica per scaldare i caloriferi di tutta la casa.

Ti devo confessare che 5 anni fa mentre sperimentavo le pompe di calore asiatiche ed europee, ho installato anche qualche impianto a pellet, sono un tipo a cui piace provare le cose di persona prima di proporle ai clienti, e un mio caro amico architetto di nome Nicola, si era offerto per sperimentare a casa sua una caldaia a pellet.

Chiaramente il rapporto di convenienza rispetto al metano era molto buono, dai calcoli fatti la percentuale di risparmio era intorno al 50%.

La fregatura del pellet effettivamente consiste ancora nel fatto che si ottiene un considerevole risparmio, nonostante l’aumento dell’iva al 22%, ma il disagio che genera questo tipo di scelta e il conto che ti si presenta nel giro di pochi anni è salatissimo.

Ti anticipo già che dopo il primo inverno passato ad utilizzare il pellet nonostante il risparmio ottenuto, abbiamo smontato tutto per la dispe- razione.

Lo scenario che si presentava era che nonostante la casa costruttrice (nota azienda italiana) prometteva pulizie ogni 20 giorni, se non la si puliva almeno una volta ogni due giorni, la caldaia non partiva auto- maticamente.

Nel pieno dell’inverno capitava che facesse delle mancate accensioni per combustione errata e quindi con freddo e gelo bisognava recarsi nel locale caldaia per riaccenderla e pulirla manualmente.

Ogni volta che la si doveva pulire ci si sporcava dappertutto con la polvere fine e cancerogena per la salute, dovendo poi smaltire parecchi chilogrammi di cenere.

Il fumo denso che usciva dal camino a tetto si depositava sulle tegole nei giorni di bassa pressione e in alcuni casi si avvertiva odore sgradevole in terrazzo, nelle giornate di vento poteva anche entrare puzza di combustione dalle finestre più vicine al camino.

Il carico del serbatoio da 100 kg di pellet si esauriva ogni due giorni e mezzo e la movimentazione di tutto quel peso per un inverno intero era diventato insopportabile.

Insomma per il mio amico Nicola era diventato un secondo lavoro, di giorno Architetto in studio e la sera fuochista e macchinista del pellet.

Quindi di comune accordo abbiamo montato una termopompa profes- sionale no gas con monitoraggio via web abbinato al suo fotovoltai- co esistente abbiamo risolto i problemi di automazione del sistema e persino migliorato anche il risparmio in riscaldamento e acqua calda.

Ti ho raccontato questa storia perché molte persone che mi chiamano per approfondire il tema pompa di calore, sono proprio persone che da anni stanno usando pellet o legna.

Molti sono persone anziane che si sono stancate di fare da macchinisti e fuochisti, ma soprattutto si rendono conto che l’età avanza e non possono permettersi di buttare in giro sacchi pesanti e di essere schiavi di caldaie da pulire.

C’è anche da considerare che in caso di malattia o immobilità nessuno si prenderà cura del “mostro infernale a pellet e legna” e la dipendenza da altre persone per mandare avanti il riscaldamento potrebbe essere un problema.

In sostanza la soluzione della biomassa che sia legna o pellet è consigliabile come integrazione da utilizzare al piacere, oggettivamente è molto bello vedere la fiamma in casa, tiene compagnia ed il calore nel locale in cui è installata la stufa è molto avvolgente.

Ma bisogna sempre ricordare che non bisogna mai diventare schiavi.

Per ricapitolare il pellet o la legna hanno queste caratteristiche negative da non sottovalutare che con una termopompa abbinata a fotovoltaico non avresti:

  • Costa relativamente poco comprare le stufe o i camini ma ti rende schiavo nel caricare e pulire gli apparecchi per tutto l’inverno.
  • La gestione e l’approvvigionamento del combustibile è soggetto alle variazioni di mercato e lo stoccaggio richiede spazi importanti.
  • Respirare polveri durante la pulizia e il carico della biomassa nuo- ce gravemente alla salute.
  • La manutenzione è obbligatoria ogni anno e a volte anche ogni 3 mesi, è molto costosa e se non viene fatta si rischia di generare incendi della canna fumaria e del tetto.
  • Le normalissime stufe o caldaie in commercio sotto i 10.000 € di valore hanno una combustione di bassissimo livello, quindi sono molto inquinanti, fra qualche anno verrà vietato l’uso delle stufe senza sonda lambda che controlla la qualità dei fumi.
  • Non potrai avere una gestione efficace da remoto su computer o telefonino, quindi sarai sempre costretto ad essere presente per capire come sta funzionando.
  • Il personale che segue il post vendita di questi apparecchi è di bassissimo livello, molto spesso i centri assistenza sono dei centri edili e gli operatori non hanno le competenze tecniche che i sistemi calore e gli impianti idraulici richiedono.

Inoltre tutto quello che raccontano in giro sul fatto che il pellet e la legna sono delle rinnovabili è completamente errato e tra pochissimo tempo prenderanno dei provvedimenti seri, quindi se hai una caldaia o stufa a biomassa o stai pensando di acquistarne una fai bene at- tenzione che il tuo investimento potrebbe andare in frantumi nel giro di pochissimi anni.

Di seguito ti mostro cosa dicono recentemente delle testate giornali- stiche autorevoli riguardo alla sostenibilità del pellet e legna, nonché dell’inquinamento sconsiderato della pianura padana, siamo talmente coglioni che stiamo creando una camera a gas senza saperlo.

A differenza di quel che si pensava l’uso del pellet per produrre energia è molto inquinante

“L’uso del pellet come combustibile per il riscaldamento è molto inqui- nante, persino più del carbone: è la conclusione – in controtendenza rispetto a quanto si riteneva – di uno studio del Royal Institute of In- ternational Affairs.

IDEE SBAGLIATE.

In questi anni abbiamo spesso sostenuto che le biomasse sono una valida alternativa ai combustibili fossili perché vengono reintegrate da nuove piantumazioni, in sostituzione del legno tagliato.

A spiegare che questa presa di posizione si basa su di un errore di fondo è Duncan Brack, autore dello studio: «Il fatto che le foreste europee siano cresciute in estensione negli ultimi 20 anni non significa che tagliare piante per bruciarle non abbia un impatto negativo: è sbagliato pensare che reintegrando ciò che si taglia si ottiene un “riciclo continuo”. Un conto è se la legna viene tagliata per costruire mobili, un altro se la si brucia».

Secondo Brack, nei nostri ragionamenti non teniamo conto del fatto che in sostituzione delle piante tagliate ci sono piante giovani, che per esigenze dell’industria e per fame di energia vengono a loro volta tagliate prima che siano cresciute abbastanza: a conti fatti il bilancio è squilibrato.”

INQUINAMENTO DELLA PIANURA PADANA DERIVANTE DAL PELLE E LEGNA

Leggi tutto nel libro:

About The Author

Fabio Franzoni

Dopo 20 anni come tecnico-installatore nel settore termo-idraulico e 10 anni nel campo delle pompe di calore di ultima generazione e degli impianti di riscaldamento NO GAS. Ho fondato prima Azzeralebollette e poi Formica Furba@ per dare una risposta concreta al sogno di una casa energeticamente indipendente.

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